Acido Iuridico - Acido Iuridico

Acido Iuridico di Tomaso Pisapia

RSS Feed

Divieto di accesso

Così ha risposto la Prefettura di Milano, nei giorni scorsi, alla richiesta di una giornalista di poter accedere al C.I.E. di via Corelli:

"Si fa riferimento alla richiesta in oggetto.
Se ne prende atto con l’intento di darvi favorevole riscontro.
Tuttavia a seguito di disordini avvenuti di recente, la struttura presenta alcune parti inagibili, che hanno reso necessario l’avvio di lavori di sistemazione per i danni causati nella circostanza.
Il Ministero dell’Interno, interessato al riguardo da questa Prefettura, ha perciò espresso parere che, per prevenire il ripetersi di nuovi episodi, per il momento non possa essere consentito l’ingresso nella struttura ad estranei.
Si fa pertanto riserva di autorizzare l’accesso al Centro non appena saranno completati i lavori di manutenzione.
Cordiali saluti."
 
Quando l'attuale Ministro dell'Interno, con la circolare del 13 dicembre 2011, aveva autorizzato i giornalisti ad accedere ai C.I.E., con una netta inversione di tendenza rispetto al predecessore, si era trattato di un significativo passo in avanti per un controllo democratico di ciò che avviene nei luoghi deputati all’identificazione e alla eventuale successiva espulsione degli stranieri irregolari.

Che al giornalista venga impedito l'esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente protetto e salvaguardato, è molto grave.

Ma è ancora più grave che venga impedita quasiasi forma di controllo su questa forma di detenzione amministrativa e che, al contrario, esiste per tutte le altre istituzioni penitenziarie e detentive esistenti nel territorio della Repubblica.

Infatti nei C.I.E. non possono accedere le delegazioni politiche (se si fa eccezione per gli assessori regionali), istituzionali o di associazioni, anche di volontariato, come invece avviene per tutti gli altri luoghi di detenzione, che per di più sono anche sottoposti al controllo costante di specifici organi istituzionali e di garanzia (Direzione del carcere, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Magistratura).

E' paradossale che la detenzione amministrativa che, per la sua stessa natura, dovrebbe consentire una maggiore facilità di accesso, di comunicazione e di interazione con l'esterno (poichè si tratta di un istituto pensato "semplicemente" per il rimpatrio degli stranieri) sia fuori da qualunque forma di controllo di soggetti indipendenti ripetto a chi lo gestisce.
La decisione della Prefettura, che si spera venga revocata al più presto, si pone ancor più in un evidente contrasto con il diritto alla trasparenza sulle condizioni di permanenza dei cittadini stranieri in queste strutture, che – non va dimenticato – possono essere anche prorogate anche fino a 18 mesi.