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Acido Iuridico di Tomaso Pisapia

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Le parole dovrebbero avere un senso (almeno per i giuristi)

In questi giorni, a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 124 del 2008 (c.d. Lodo Alfano), si è affermato che la Corte Costituzionale avrebbe "cambiato orientamento" rispetto alla precedente pronuncia emessa in relazione al c.d. Lodo Schifani.
La Corte, infatti, nella sentenza che aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge n. 140 del 2003, non avrebbe mai fatto riferimento alla necessità di una Legge costituzionale perchè si potessero sospendere i processi penali pendenti nei confronti del Presidente della Repubblica, del Presidente del Senato, del Presidente della Camera e del Presidente del Consiglio dei ministri.

Io non sono un costituzionalista, ma ho l'abitudine di leggere le sentenze.
Quando un Giudice si rivolge alla Corte Costituzionale deve dire “perchè lo fa”, cioè indicare quali norme della Costituzione ritiene siano violate dalla disposizione di legge che lui dovrebbe applicare.
E quei “motivi” sono vincolanti per la decisione della Corte. Se viene sollevata una questione di costituzionalità di una norma con riferimento, ad esempio, al diritto di uguaglianza di fronte alla legge (art. 3 Cost.), la Corte rigetterà la questione anche se la norma viola un altro articolo o un altro principio affermato dalla Carta fondamentale: dirà che quella legge non è in contrasto con l'articolo 3.

Con riferimento al Lodo Schifani, il Tribunale non aveva espressamente sollevato la questione di illegittimità costituzionale con riferimento all'art. 138 Cost. (necessità di una legge costituzionale): nell'ordinanza di rimessione si faceva infatti riferimento unicamente "agli artt. 3, 101, 112, 68, 90, 96, 24, 111 e 117 della Costituzione" (come si può leggere nella sentenza C. Cost. n. 24/2004). Nonostante ciò, la Corte aveva affermato che la norma censurata avrebbe attribuito alle più alte cariche dello Stato una prerogativa non prevista dalle norme costituzionali, “che verrebbero quindi ad essere illegittimamente modificate con legge ordinaria, in violazione anche dell'art. 138 Cost., disposizione questa che il remittente non indica nel dispositivo dell'ordinanza, ma cita in motivazione ed alla quale fa implicito ma chiaro riferimento in tutto l'iter argomentativo del provvedimento”.
Il c.d. Lodo Schifani – fra l'altro – prevedendo un automatismo generalizzato della sospensione dei processi  incideva, menomandolo, sul diritto di difesa dell'imputato, “al quale è posta l'alternativa tra continuare a svolgere l'alto incarico sotto il peso di un'imputazione che, in ipotesi, può concernere anche reati gravi e particolarmente infamanti, oppure dimettersi dalla carica ricoperta al fine di ottenere, con la continuazione del processo, l'accertamento giudiziale che egli può ritenere a sé favorevole, rinunciando al godimento di un diritto costituzionalmente garantito (art. 51 Cost.)”. E  sacrificava anche il diritto della parte civile che, “anche ammessa la possibilità di trasferimento dell'azione in sede civile, deve soggiacere alla sospensione prevista dal comma 3 dell'art. 75 del codice di procedura penale”. Dichiarandone l'illegittimità costituzionale, la Corte aveva affermato che “alle origini della formazione dello Stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, il cui esercizio, nel nostro ordinamento, sotto più profili è regolato da precetti costituzionali” (e qui aveva lanciato un “avvertimento” al legislatore).
Insomma, erano talmente evidenti le violazioni del diritto di eguaglianza di fronte alla legge e del diritto di difesa che la Corte non si era addentrata in ulteriori motivazioni: inutili perchè già messo a confronto con gli art. 3 e 24 della Costituzione, il c.d. Lodo Schifani aveva dimostrato di essere una norma illegittima (o, come afferma chiaramente chi ne sa più di me, la Corte "ha altresì certificato anche l’insufficienza formale della legge ordinaria come strumento normativo idoneo a modificare le disposizioni costituzionali alla luce delle quali la legge è stata annullata"). E la Corte lo aveva detto espressamente: “resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”.

Commenti

Preciso e chiaro, grazie. Faccio un grande mea culpa (anche qui: http://friendfeed.com/carlofelice/0cba8de4/le-parole-dovrebbero-avere-un-senso-almeno-per-i) e con me dovrebbero farlo tutti coloro, di destra e di sinistra, giornalisti e non, che non hanno verificato le fonti prima di esprimere giudizi.
Grazie a te. Ovviamente non pretendo di avere ragione: il mio scopo è quello di inquadrare un problema nella sua - non evidente, forse - complessità. Una breve analisi della motivazione della sentenza sul c.d. Lodo Schifani rende necessarie alcune riflessioni: forse proprio perché, paradossalmente, "verificando le fonti" si nota la mancanza di qualunque riferimento all'art 138 Cost. nel dispositivo del provvedimento della Corte. T.